“Multi linguaggi e possibili percorsi di cura della coppia” di Maria Gabriela Sbiglio

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Introduzione

Questo lavoro descrive un percorso fatto da un gruppo di coppie che si sono rivolte ad uno spazio di prevenzione all’interno di un consultorio famigliare.  In questo percorso si utilizzarono alcuni elementi del Tango Argentino in quanto metafora e in quanto sperimentazione, e per pensare allarelazione di coppia, all’interno stesso del gruppo come caleidoscopio di riflessione e confronto.

Questo progetto fu pensato nel lavoro d’équipe di quest’istituzione che è nata come consultorio pre-matrimoniale, di radice cattolica e che si è occupata prevalentemente di adozione come risposta alla domanda delle coppie. All’interno del confronto fra gli operatori si rifletteva sul fatto che la “dimensione della relazione di coppia” era stata un po’ trascurata per la grande attenzione che la preparazione all’adozione concentrava sulla “genitorialità”. Pensando a come mettere in primo piano la relazione fra i partner,

l’ipotesi fu che il gioco della loro fisicità potesse costituire uno spazio per promuovere la loro creatività di coppia.Una sorta di ritorno a quello che poi fu chiamato dalle stesse coppie del gruppo “Il vecchio disco della musica che mi ricorda il nostro primo incontro”, come la dimensione degli amanti che si scelgono perché si piacciono.

La metafora del tango come immagine per le coppie si propose come una specie di ponte per pensare al rapporto “fra i partner”, come qualcosa “al di fuori” di ciascuno, costruito“da entrambi”i membri e con una nuova e terza identità (Bianchini, 2013). Si può pensare anche come“un cerchio che ha un asse proprio al centro della relazione” e che sfida l’equilibrio dei due centri e assi individuali.

L’ipotesi o tesi di partenza è che esista a livello fenomenologico una corrispondenza fra il modo di essere nel corpo e nella presenza di una persona e le sue modalità di relazione. L’osservazione del tipo di spostamento nello spazio che si ripete nel tempo ci parla della gestione che la coppia fa nel qui e ora delle situazioni, della frustrazione e dei confini della coppia.  Il “noi” nella danza della coppia, emerge come un terzo elemento che può essere curato da entrambi e che ha una propria identità, una geometria, un pensiero nello spazio – tempo che evolve e si trasforma, come qualcosa al di fuori di sé di cui si può parlare.

Questo setting è stato  articolato tra la sperimentazione attraverso l’utilizzo di altri linguaggi e lo spazio di promozione di parole e pensiero, sia all’interno della dimensione della coppia che nella dimensione della coppiaall’interno del gruppo. L’utilizzo del gruppo a terminedi dodici sedute fu strutturato con l’obiettivo di promuovere la relazione di coppia, come primo passaggio al riconoscimento della responsabilità o protagonismo di ogni partner nella costruzione della relazione.

Si intende qui aprire anche una riflessione sulla presenza, nella realtà del nostro lavoro clinico, di linguaggi diversi, espressione di diversedimensioni che si sovrappongono. Dal “verbo incarnato” nella realtà del corpo dei nostri gruppi, coppie o pazienti, all’accoglienza del vissuto del controtransfert. Questi diversi linguaggi sono diverse espressioni del sé, dell’inconscio, del preconscio, dell’identità, dell’io, ecc., ma anche della configurazione di una relazione.

Negli sviluppi clinici della psicoterapia psicoanalitica in Argentina, la ricerca ha portato a vedere in un continuum a spirale gli individui e la società. La premessa è che la soggettività si costruisce nell’intersoggettività (anche nell’aspetto “interdiscorsivo” del contratto narcisistico originale “polifonico” e “multi determinato” del soggetto). In questo modo i diversi dispositivi si possono adattare alle situazioni e ai contesti nonché alle diverse domande. La domanda individuale, un setting di psicoterapia di gruppo o una terapia di coppia,hanno come strumento la relazione e i confini del sé si definiscono all’interno di questa situazione d’incontro.

Probabilmente l’influenza della filosofia russa e il lavoro di Varela (filosofo cileno) sulla circolarità creativa, hanno fondato una epistemologia che ha considerato i fenomeni e le strutture sempre in movimento (Varela, 1988). La società crea i soggetti, che a loro volta creano la società che li costituisce in quanto tali. Quando nasce un’organizzazione (Gruppo, Famiglia e Coppia), si creano un “dentro” e un “fuori”, che definiscono la geometria dove si giocherà la dinamica fra le parti e il senso del discorso. La coppia è sicuramente uno spazio privilegiato dove l’intersoggettività ha la possibilità di essere sperimentata attraverso il sostegno reciproco (Najmanovich Denise, 2001).

Kaes spiega che è con l’altro e attraverso l’altro che si costituisce la soggettività che è sempre multi determinata. Aggiunge che nel caso di forti traumi ha utilizzato lo psicodramma e la scrittura nel dispositivo con i gruppi. Kaes riferisce che attraverso la finzione rappresentata, si offre uno spazio figurativo per attivare la rappresentazione. Aggiunge che esiste un pluri-riferimento della parola e della scrittura che fa appello a tanti canali di memoria (Kaes, 2002).  Una parte mancante si può esprimere con un altro linguaggio, così come in un gruppo la voce di uno può esprimere la voce di un altro.

Accogliere o “ascoltare” quello che è espresso in altri linguaggi che viaggiano a volte insieme e a volte in corsie separate o in modo dissonante comporta anche la necessità di considerare gli aspetti contestuali che emergono nella realtà dei nostri diversi dispositivi. Le interazioni non-verbali di gruppo fra le persone o fra il terapeuta e il paziente sono aspetti che formano parte della realtà del nostro lavoro.

Esiste un aspetto specifico del rispecchiamento nelle interazioni umane che si traduce nella presenza reale del corpo (Siegel 1984). Ad esempio, le ricerche sociali e antropologiche confermano che nelle interazioni non-verbali esistono aspetti contestuali e culturali ed altri che sono parte del nostro patrimonio umano – relazionale, e che si trasmette fino alla terza generazione (ad esempio ogni cultura ha un tipo di prossemica diversa) (Scheflen A. E., 1973).

Nelle ricerche specifiche sulle interazioni non-verbali dei gruppi, famiglie e coppie, si è potuto osservare che i pattern di relazioni si ripetono con una certa prevedibilità e che questo ci parla delle modalità di difesa dell’organizzazione stessa (coppia, famiglia o del tipo di gruppo). Le interazioni si presentano come una specie di “coreografia” (coreografia intesa non come una grafia creata da un altro che poi si esegue, ma come una sequenza spazio-temporale che si ripete nello stesso modo lungo il tempo) (Sbiglio2006).  La ripetizione di una dinamica parla dell’esistenza di un modo comune di produrre senso, nella dinamica stessa dello scambio, ed essa parladei legami configurati con una certa consistenza e stabilità.

Le ricerche in questo campo concludono che più è varia e flessibile la configurazione delle interazioni, meno rigida è la struttura e più è prevedibileuna creatività favorevole all’evoluzione nel qui e ora della relazione (Birdwhistell R. L., 1963).

Perché il tango?

Il Tango argentino è un ballo di coppia nato a Buenos Aires nella zona del porto in un periodo della storia fra 1870 – 1900, momento storico di grandi flussi migratori dall’Europa e dall’Est. “Melting pot” o grande meticciato fra i “Criollos” mix fra Spagnoli e Indios e gli Indios e Mulatos, mix fra Africani ed Europei.I nuovi arrivati (Genovesi, Polacchi, Ebrei Russi, Libanesi, ecc.) vivevano la nostalgia per la terra lasciatache colorava d’idealizzazione e fantasie di simbiosi qualsiasi relazione. Così nacque il Tango, un incrocio fra i ritmi Africani e i balli Europei, con una lirica sempre espressiva della nostalgia, della perdita o del tradimento; un amore perduto, cercato e desiderato.

Il tango Argentino ebbe originenei bordelli dei quartieri vicini al porto. Successivamente diventò popolare in Europa trasformandosi in diversi stili di sala di ballo e anche come performance di scenario. Quello originale a Buenos Aires non prevede una coreografia da ripetere, ma piuttosto una performance improvvisata a partire da alcuni codici. Il punto più importante è costituito dalla guida di chi “porta”(conduce) con piccoli segnali e dall’interpretazione di chi “segue”, non in modo passivo,ma includendo anche il suo proprio carattere alla performance, offrendo informazione a quello che guida. Questo codice di guida ed esecuzione comporta un ascolto reciproco e molto attento a quello che accade nella comunicazione fra i due partner, inoltre chi guida deve essere anche molto attento a quello che accade fuori dallo spazio della coppia.

Il tango si balla ancora in piccoli spazi in tutto il mondo che si chiamano “Milongas”, balera (la “balera” era un bordello piccolo) dove ogni coppia coreografa sulla così chiamata “baldosa” cioè “mattonella”. Su questa mattonella si costruisce lo spazio del cerchio della coppia, che si sposta girando nello spazio circolare della sala, dove ci sono anche le altre coppie, facendo attenzione agestire l’equilibrio nei propri giri senza scontrarsi nell’esecuzione del movimento con gli altri.

Il Tango richiama nell’immaginario i ruoli di genere pre-stabiliti. L’uomo “tradizionalmente” guida la sua compagna con una doppia attenzione, verso la risposta della donna, ma anche verso lo spazio generale, per non farla urtare contro un’altra coppia e anche per far apparire la sua bellezza senza coprire per esempio il suo viso con il proprio braccio nella sua presa.  Si dice che all’inizio gli uomini facevano pratica fra di loro nelle strade del porto prima di incontrare le donne per non trovarsi impreparati e anche perché di donne ce n’erano ben poche dovuto al fatto che quella migrazione era stata prevalentemente al maschile. Oggi anche due donne o due uomini possono ballare il tango in una “Milonga” e questo si vede spesso.

Il tipo di passo di questo ballo è una carezza sul pavimento, un camminare in coppia che comporta un rapporto attento e sostenuto di radicamento (in doppia attenzione alla legge di gravità e alla verticalità). Dal punto di vista della dinamica del movimento e dell’aspetto psicomotorio, il tango comporta un doppio sforzo, uno verso il contatto con il partner, per creare l’asse della coppia e l’altro verso la necessità di mantenere l’asse individuale. Questo è fondamentale per mantenere la gestione dei momenti di distacco e gli spostamenti e per una tensione di equilibrio e perdita di essi che da un’energia a partire dalla fusione/separazione.

Descrizione del dispositivo.

All’interno del dispositivo abbiamo scelto alcuni elementi del Tango Argentino come punti di partenza (una sequenza di quattro passi) da cui potesse emergere la “coreografia” della modalità di relazione fra i partner. Questo ha permesso di creare una cornice.

Il dispositivo si articolò per ascoltare e pensare la relazione all’interno dello spazio di gruppo, un gruppo di coppie guidato da due terapeuti per promuovere la produzione di senso. Dopo il tempo di “sperimentazione”, la parola e il pensiero erano poi elaborati nel rispecchiamento della coppia in gruppo e nel rispecchiamento nella coppia dei due terapeuti e il loro funzionamento (il loro confronto, accordi e disaccordi; i ruoli e le specializzazioni, ma anche nello scambio di ruoli e plasticità).

Il principale obiettivo nell’ambito della prevenzione (o promozione della salute della relazione) era quello di provare a mettere parole sulla relazione di coppia a partire dell’esperienza. Il percorso ebbe una durata di 12 incontri di due ore l’uno a cadenza quindicinale. Parteciparono sei coppie di età e caratteristiche diverse. La domanda delle coppie fu verbalmente espressa all’inizio come l’aspettativa di migliorare l’intesa, soprattutto a livello della loro intimità e della loro fisicità.

Attraverso il rispecchiamento delle coppie in gruppo e dalla presentazione delle loro rispettive modalità, fu possibile trovare il senso alla coreografia della coppia. Il confronto in gruppo permise di attivare la rappresentazione e di “guardarsi” come coppia. La possibilità di sperimentarsi e di giocare aprì uno spazio di rappresentazione, anche di possibilità di espressione della metafora.

Il fatto di partire dall’esperienza generò parole nate e sostenute dal vissuto.

La coreografia fu una specie di sintesi che permise alla coppia di presentarsi e raccontarsi al gruppo. Una sintesi delle sue caratteristiche che costituiscono l’identità della coppia. Il gruppo dà senso alla scena e la coppia dà senso alla coreografia e viceversa. Il gruppo trasforma con le risonanze della molteplicità la stessa coreografia della coppia restituendo un caleidoscopio di possibili combinazioni. Come Winnicott spiega in “Gioco e Realtà”, nella terza area quella del gioco cel’esperienza del vivere creativo. Il gesto viene trasformato a partire della considerazione dell’altro ed insieme con l’altro (Winnicott 1971).

Metodologia:

Il percorso di gruppo a termine di dodici incontri  fu strutturato con tre momenti stabili per tutti gli incontri e con un programma di temi o elementi diversi che si evolvevano per ogni incontro.

I tre momenti stabili presenti in ogni incontro furono:

  • il cerchio del gruppo con movimento espressivo e tecnica di rispecchiamento con restituzioni verbali da parte dei terapeuti, per accogliere i processi di simbiosi, separazione e individuazione e creare una specie di rituale
  • il momento della coppia con sperimentazione degli elementi del tango e scambio di parole (sempre fra i partner)
  • momento di riflessione in gruppo o sottogruppi con sintesi finale dai coordinatori.

Elementi specifici del tango utilizzati (su cui si appoggiò la sperimentazione).

Il contatto (respiro e battito del cuore). La tecnica del tango chiede un punto d’unione che crea un asse al centro della coppia che si sposta nello spazio. Questo punto di contatto che funziona come luogo dell’ascolto è il luogo del cuore (la zona dello sterno). Questo asse perde e ritrova continuamente l’equilibrio nel gioco dei due assi individuali dei partner.

La presenza individuale del tono muscolare individuale attivo e il radicamento (attaccamento alla terra, “grounding”).  L’individuo in relazione con la gravità e la sua verticalità. Il punto d’incontro che crea l’asse della coppia non può avvenire senza che ogni partner mantenga la propria presenza “attiva” un tono di ascolto però non un tono “disattivato”, se il partner si scioglie nelle braccia dell’altro il Tango non è possibile.

I ruoli, “guidare” e “seguire”, tecnica e codice di guida e di risposta.
I due partner uniscono la zona dello sterno e uno (tradizionalmente l’uomo, guida con la parte superiore del tronco (sterno, spalle e braccia), la donna segue, interpretando gli indizi di passi e di direzioni di spostamenti nello spazio. Chi segue si lascia portare e chi guida ascolta i confini del partner (quanto lungo posso chiedere alla sua gamba di fare questo passo) in funzione della risposta ricevuta. Scambiare i ruoli. Successivamente si scambiano i ruoli per favorire l’emergere del funzionamento interno del “materno” e “paterno” dell’accoglienza” e “il confronto con la realtà”, il funzionamento contenitore-contenuto.

L’asse della coppia e gli assi individuali. L’equilibrio del cerchio o spazio della coppia che gira nello spazio. Per creare l’equilibrio della coppia è necessario spostare l’asse leggermente in avanti ma è fondamentale non perdere l’asse individuale altrimenti si perde l’equilibrio. L’equilibrio non è ovviamente statico, si sposta ma mantiene sempre un centro, anche nei momenti di separazione o di espressioni individuali, altrimenti la coppia perde l’asse.

Il gruppo

Tutti gli spunti di esperienza furono pensati come una partenza, per poi parlare sia in gruppo/sottogruppi che in momenti a due. Le elaborazioni della coppia furono successivamente condivise con il gruppo. Il tema delle coppie in gruppo permise oltre al rispecchiamento delle coppie, l’uscire dall’isolamento e il condividere la difficoltà della gestione della propria affettuosità e sessualità.  Permise di ascoltare e vedere attraverso la finestra delle altre coppie, altre soluzioni e altre modalità di gestione della frustrazione. Le coppie divennero più consapevoli delle loro modalità e dinamiche di relazione e nuovi sguardi e nuove angolature iniziarono a dare alle coppie ossigeno per una rivalorizzazione della creatività della coppia. Delle sei coppie che parteciparono all’esperienza, quattro proseguirono con un approfondimento psicoterapeutico.

Testimonianze delle coppie condivise in gruppo:

“Tu ti appoggi troppo con il tuo peso e mi fai perdere il mio asse, se riuscissi amantenere il tuo proprio asse potrei sentire il contatto del tuo cuore e portarti meglio”

“Tu sei troppo all’erta e rigida e non mi ascolti, cosi io perdo sicurezza e non riesco a gestire lo spazio per guidarti,sembra che non ti fidi di me”.

“Ti sento cosi poco presente, quasi senza forza, nella tua guida che non capisco dove stiamo andando, questa sensazione mi fa irrigidire perché mi sento persa”

“Tu mi pesti i piedi perché non ti accorgi che sono davanti a te, cammini solo con i piedi, non con tutto te stesso, quindi è come se il cervello fosse da un’altra parte e non registra la mia presenza.”

Lo scambio di ruoli cioè, fare guidare la donna e fare seguire l’uomo, permise di entrare nella modalità dell’ascolto reciproco e della trasformazione che accadeva se si riusciva a entrare in relazione. Inoltre si riuscì a pensare alla funzione del maschile e del femminile, oltre i ruoli di genere e anche ai diversi funzionamenti che nella coppia costituivano le specializzazioni di ogni partner.

Come questo fu elaborato in gruppo?

Il momento di elaborazione in gruppo permise di aggiungere delle prospettive in ogni scambio. La possibilità di condividere, da diverse posizioni i vissuti, e poi da fuori esprimere come si vedeva, o come gli altri vedevano, la coreografia permise che il rispecchiamento, ad esempio, si giocasse a livello di dinamiche: “io me ne accorgo che con mia moglie facciamo un po’ come voi, io mi irrigidisco per paura della sua aggressività e lei non fa altro che mettermi alla prova, mi fa esplodere pur di farmi irrigidire”.

Il confronto in gruppo permise di parlare della relazione attraverso la descrizione dei gesti che rappresentavano lo scambio e del modificare lo sguardo di questi gesti attraverso le considerazioni di un altro e insieme ad un altro. In questo modo anche al senso della relazione di coppia e al senso di sé di ogni partner fu data la possibilità di trasformarsi all’interno dello spazio del gruppo.  In questo modo il gruppo ebbe la domanda e la possibilità di proseguire con un percorso di approfondimento in un successivo.

Il gruppo è stato condotto da una coppia di due psicoterapeuti, un uomo e una donna, di cui uno di loro con background in psicoterapia espressiva di movimento creativo. La possibilità di scambiare i ruoli nella co – conduzione del gruppo,  a partire dal femminile dell’ “accoglienza” e del maschile  della “traduzione”  permise anche il passaggio dal “ruolo di genere” al ruolo all’interno della relazione e anche alla flessibilità dello scambio all’interno dell’immaginario della coppia. Questo passaggio facilitò la nascita di un contenitore che sviluppò la costituzione di un gruppo che,  alla conclusione dei dodici incontri, si spostò verso la costituzione di uno spazio di psicoterapia.

Bibliografia

Bianchini B. e Dallanegra (2013). Parlando con la Coppia- Psicoterapia Psicanalitica della Relazione di Coppia. Ed. Borla. Milano.

Birdwhistell, R. L.(1963). The Kinesic Level in theinvestigation of the emotions. Expressions of the emotions in Man. New York. International University Press.

Kaes R., (2002) Buenos Aires, Argentina. Conferenza all’Associazione Argentina di Psicologia e Psicoterapia di gruppo. “Psicoanalisis de la ConfigurazionesVinculares”. Revista de la Asociacion Argentina de Psicologia y Psicoterapia de Grupo,

Najmanovich D., (2001). Dinamica Vincular: territorios creados en el juego. Dispositivos vinculares y Nuevas Inscripciones. Psicoanalisis de las Configuraciones Vinculares. Revista de la Asociacion Argentina de Psicologia y Psicoterapia de Grupo, Buenos Aires, Octubre 2001.

Sbiglio, M. G. (2006). Dance/Movement therapy and Nonverbal Assessment of Family Violence – A Pilot Comparative Study. In Advances in Dance Movement therapy Theoretical Perspectives and  Empirical  Findings, Sabine C. Koch and Iris Brauninger ed. Logos Verlag.  Berlin.

Scheflen A. E. (1973) Communicational Structure.Analysis of a Psychotherapy Transaction.Indiana University Press.

Siegel, E.(1984)- Dance/movement Therapy Mirror of Ourselves the Psychoanalytic Approach.Human Sciences Press Inc.- New York.

Varela, F. J. (1988).Il circolo creativo: abbozzo di una storia naturale della circolarità, in La realtà inventata, a cura di Paul Watzlawick, Feltrinelli, Milano, 1988

Winnicott (1971) Playing and Reality. Tavistock  Publications,  London.

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