“Sogno: Traumdeutung e trauma” di A. Silva

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SINTESI

La Traumdeutung di Freud rappresenta ancora una brillante spiegazione del significato del sogno. Nel corso del tempo ha sollevato una serie di critiche e di teorie alternative nel campo della psicologia e della neurofisiologia, oltre alle numerose integrazioni elaborate dalla psicoanalisi stessa.

Con l’aiuto delle ipotesi psicoanalitiche avanzate da Ferenczi e Garma, le quali spiegano il sognare come funzione di risoluzione dei traumi psichici (traumatolisi) si cerchera’ in breve di inquadrare e sistematizzare le differenti critiche e teorie connesse. Dapprima osservando la valenza traumatolitica di tutti i sogni di Freud esposti nella Traumdeutung, e poi includendo in tale ottica traumatolitica sia i sogni di angoscia che la censura rovesciando il noto principio che il sogno sia guardiano del sonno.   Bisognera’ poi riconsiderare il posizionamento del desiderio: forza motrice iniziale e non meta del sogno da realizzare. Andranno anche accennate le ragioni per le quali Freud abbia evitato l’ipotesi trauamatolitica.

In ultimo, sempre in modo conciso, si cerchera’ di precisare come le spiegazioni psicologiche e neurofisiologiche del sogno (per esempio quelle del conflitto, della memorizzazione, della cancellazione, del problem solving, della simbolizzazione etc.) insieme al pensiero sul sogno dei piu’ importanti psicoanalisti (Bion, Meltzer, Winnicott , Segal, Klein etc ) possano essere comprese e incluse in una visione unitaria basata sulla spiegazione traumatolitica.

Introduzione

La Traumdeutung di Freud è stata oggetto di varie critiche, o di successive integrazioni. L’intento di questo scritto è di contestualizzare le maggiori obiezioni alla Traumdeutung, mediante una rivisitazione della stessa attraverso due suoi epigoni (Ferenczi e Garma) in una ottica psicoanalitica.   Per ragioni di brevità si accennerà solo alle teorie alternative, psicologiche e neurofisiologiche, cercando poi di proporre una visione unitaria.

Le critiche

In sintesi la principale obiezione da parte della psicologia generale alla Traumdeutung   riguarda l’ancoraggio causale alla libido sessuale infantile, espressa nell’assioma   “il sogno è una realizzazione di un desiderio”(infantile). La successiva correzione di Freud “il sogno è un tentativo di realizzazione di un desiderio” propone una forma più complessa, e anche duttile, inferendo una forza di contrasto alla scarica del desiderio (i.e. la censura), ma non evita la contestazione all’idea psicoanalitica della spinta libidica. E’ questa contestazione il nucleo argomentato di tante critiche, mentre il rigetto della preminenza della sessualità infantile è, come noto, perlopiù un moralismo storico. Tuttavia anche coloro che accettano l’impostazione energetica, obiettano che qualsiasi funzione psicologica è data in base a un desiderio (pur rimosso o contrastato) e quindi che questa spiegazione non possa avere una specificità particolare per individuare le fonti del sogno (Grandi 2008). Orientamenti alternativi propongono come motore fondamentale del sogno il conflitto. Il sogno sarebbe una manifestazione del conflitto alla cui base si troverebbe la angoscia o la paura al posto del desiderio. Quando poi non venga marginalizzato il modello pulsionale, si preferisce una visione funzionale  del sogno piuttosto che di scarica. Si sono portate altre critiche dalla psicologia alla Traumdeutung, per esempio la censura viene ridotta al semplice distacco dal senso comune, senza un intervento diretto di una qualche istanza (Schulman1973). Si finisce però per allontanarsi dallo spirito freudiano: più che una scarica pulsionale si ipotizza una esperienza di emozioni interne disturbanti. Altre teorie, sempre più lontano da Freud,   vedono il sogno come meccanismo di consolidamento della memoria   (o della realtà percepita) come semplice comunicazione , simbolizzazione (Benedetti 1999), problem solving (Eagle 1984), condensazione delle esperienze esterne. Va notato che Freud non ha mai negato il limite della sua opera, che era di svelare ciò che ci dicono i sogni non tanto il loro perché. In questo seguiva la sua ricerca sulla nevrosi di conversione, con la relativa spiegazione dei sintomi, e i risultati che questa forniva.

Molto brevemente ricordiamo che sul piano neurofisiologico le critiche a Freud sono spesso globali e totali, Freud però ha espressamente evitato di inoltrarsi in questo campo. Va detto poi che la neurofisiologia descrive l’evoluzione del sognare ma ammette di non sapere definirne esattamente il senso e lo scopo. Comunque fra tutte le teorie neurofisiologiche che spiegano il sogno come memorizzazione e apprendimento (Stickgold 2001) cancellazione e riprogrammazione (Hobson 1988), simbolizzazione (Reise 2001), e quant’altro, segnaliamo perché utili al nostro discorso le teorie che spiegano il sogno in attinenza al trauma (Valli e Revonsuo 2006) e quelle che lo spiegano come problem solving.

La teoria traumatolitica

Piuttosto che circostanziare o respingere direttamente le varie critiche, le teorie alternative o le integrazioni cercheremo, conservando ed osservando la teoria di Freud, di rispondere con una revisione e puntualizzazione della teoria del sogno che spieghi e contestualizzi nello spazio psicoanalitico tutte queste obiezioni, per il quantum di fondamento che tutto ciò possiede. La risposta da dare è facilitata se si ricorre all’allievo preferito di Freud cioè Sandor Ferenczi. Ferenczi in un breve scritto espone il suo pensiero sul sogno inquadrandolo come risoluzione ad un trauma (traumatolisi). Questa spiegazione elegante fu esposta in modo conciso sotto forma non organica di appunti (1931). Sia per questa ragione di incompletezza sia perché la teoria traumatica, come è noto e ridiremo, è stata per lungo tempo espunta dalla psicoanalisi freudiana, il contributo ferencziano è stato nel passato poco utilizzato. Negli anni più vicini la teoria di Ferenczi viene a volte citata in letteratura   (Decobert Sacco 2001) ma solo raramente sostenuta e difesa (Press 2008). Una teoria traumatolitica psicoanalitica del sogno è stata portata avanti nel passato in modo coerente e diffuso solo da Anton Garma. Riassumiamo ora l’esposizione della teoria traumatolitica del sogno di Ferenczi in pochi punti:

– ogni sogno, anche quello spiacevole, è un tentativo ripetitivo di dare ad un evento traumatico una soluzione psichica (funzione traumatolitica).

– il resto diurno è una funzione del sogno in quanto sintomo che ripete il trauma.

– l’adempimento del desiderio è il mezzo mediante il quale il sogno ricerca la soluzione.

– con un meccanismo di scissione, narcisistica, una parte dell’ Io distante valuta il danno e ne ammette nel sogno solo quel tanto che risulta tollerabile presentandolo come adempimento del desiderio.

La teoria della pulsione e della scarica non è più principale o causale ma viene sottoposta a una spiegazione funzionale: quella traumatolitica. L’adempimento del desiderio è teorizzato come un mezzo non come un motore causale.

In questo caso il desiderio è un desiderio di guarire dal trauma. Il processo del sogno risulta spiegabile sempre, anche per i sogni di angoscia e quelli ripetitivi traumatici che Freud affronta in modo parziale nella Traumdeutung. L’assunto che il sogno sia solo un “tentativo” di realizzazione del desiderio risulterebbe così più chiaro e non un ripiego teorico: il “tentativo” sarebbe finalizzato al raggiungimento della soluzione al trauma. Il “tentativo” ( cioè la ricerca salvo buon fine di sanare un trauma con l’aiuto del desiderio) sarebbe un fondamento, non un fallimento.

Questa teoria come anticipato è però basata sul trauma e si sa che Freud dopo “l’abbandono dei suoi neurotica “(lettera a Fliess del 21 settembre 1897) espunge la teoria del trauma esterno (che tanto allontanava il consenso scientifico ove si sottointendeva una aggressione sessuale) a favore di quella del conflitto intrapsichico. Per lungo tempo nonostante Freud ben valutasse l’evenienza traumatica (vedi solo la distinzione fra nevrosi traumatica e di conversione) per evitare equivoci ogni accenno a spiegazioni traumatiche fu evitato. Negli ultimi decenni la letteratura psicoanalitica sul trauma ha ripreso vigore (a partire da M. Khan) e gode oggi di massima diffusione. Ma in detto periodo di oscuramento solo Garma riprese l’ipotesi traumatica come spiegazione del sogno.

Garma si diffonde di più di Ferenczi con un libro (1966) e in sintesi sostiene che:

– i sogni sono allucinazioni di situazioni traumatiche mascherate, tutti i sogni sono di origine traumatica o micotraumatica a partire da quelli di comodità sino a quelli con struttura simile alla nevrosi traumatica.

– il desiderio è sempre alla base del sogno però Garma, come Ferenczi, lo intende come un mezzo di espressione del sogno non come la causa primaria (che resta il trauma): il desiderio risulta un come e non un perché.

– il mascheramento del sogno è spiegato come mezzo per consentire il sonno.

– nel sogno si riducono i controinvestimenti e i desideri proibiti emergono, come microsistemi traumatici che non potendo essere respinti come da svegli, vengono mascherati.

Garma se dà una risposta alla allucinazione del sogno che vale anche per la psicosi, tuttavia riduce il ruolo del desiderio e la spinta pulsionale. Ritorneremo in seguito per cercare un tema di conciliazione con Freud.

La spiegazione traumatica e traumatolitica di Ferenczi e di Garma   è una risposta e risorsa elegante che consente di chiarire alcuni contraddizioni della teoria classica: offre una spiegazione specifica al sogno (al di là di quella pulsionale e libidica che vale per tutti i meccanismi psichici) , contestualizza la allucinazione. Ferenczi e Garma non danno però risposta diretta ad alcune critiche o teorie alternative (conflitto, problem solving, comunicazione, simbolizzazzione, mascheramento, ruolo del sonno, sessualità infantile, funzionalità del sogno) e a nostro avviso non concettualizzano completamente la collocazione dinamica del desiderio.

Vorremmo ora presentare delle considerazioni integrative al pensiero di Ferenczi e Garma e sulle loro spalle cercare di delineare un  discorso generale unificante.

Rileggendo la Traumdeutung

Per evidenziare la consistenza e la coerenza della teoria traumatolitica del sogno in un contesto freudiano, ricollocando la teoria originaria del sogno in una prospettiva più ampia, porteremo ad esempio clinico tutti i sogni di Freud esposti nella Traumdeutung  considerandoli nel loro aspetto di tentativi di risolvere traumi e frustrazioni (come a volte segnala apertamente lo stesso Freud).

Ovviamente riferiremo solo i sogni principali, per tutti i restanti, per non appesantire il testo, la valenza traumatolitica verrà riportata in una appendice[1]

Si può partire dal sogno de “L’iniezione fatta ad Irma” (da L’interpretazione dei sogni, Opere, Vol. IV, Boringhieri. Milano 1976 pag.107-118) Non si vuole ridurre o banalizzare questo famosissimo e citatissimo sogno ma solo far notare semplicemente come Freud sogni reagendo al trauma dell’offesa provocata dalla considerazione dell’amico Otto: cioè che la cara paziente non è affatto guarita. Leggendo balza all’occhio come nella essenza del sogno Freud cerchi di allontanare questa pesante responsabilità. Così pure nell’ altrettanto famoso sogno de la “Monografia botanica” (id. pag. 161-169)   si può notare come l’ autogratificazione e l’ apologia dei suoi scritti sia volta a contrastare il peso delle critiche per “una difesa del mio diritto”.

Il sogno cosiddetto del “Conte Thun” (id. pag. 196-204) è, secondo Freud stesso, una vanteria per compensare piccole ma dolorose frustrazioni (microtraumi). Può sembrare certo riduttivo qui sottolineare solo la situazione traumatica, cioè una brutta figura di Freud a cena con amici (il fatto di non saper risolvere gli indovinelli) piuttosto che la lettura edipica del sogno avanzata da Freud. Ma si vuole evidenziare solo quale sia la spinta originaria del sogno senza voler contestare il lavoro del sogno così come lo descrive Freud.

Ci interessa sottolineare i motivi traumatici di base nei sogni, come la disapprovazione che ferisce Freud nel sogno da lui illustrato subito dopo quello del” Conte Thun”, vale a dire quello in cui suo padre risulta detenuto in prigione. In questo caso è lo stesso motivo disturbante presente anche nei sogni su Roma, cioè l’umiliazione provocata dalla mancata reazione del padre di fronte al di lui cappello gettato nel fango.

Anche il sogno “Autodidasker” (id. pag. 276-302) evidenzia nello sesso commento di Freud la sua preocupazione familiare per la moglie e lo scotto dell’umiliazione morale patita nel colloquio col Prof. N. E il sogno “Non vixit” (id. pag. 385-389) è spiegato da Freud stesso come “tumulto di sentimenti” (id. pag. 440) di autorimprovero, vergogna e preoccupazione. Qui, dopo il lungo commento sulle sue problematiche infantili afferma in seguito “infatti nell’esistenza attuale del dispiacere….gli impulsi di desiderio repressi penetrano nella rappresentazione onirica” introducendo così la problematica del sogno d’angoscia (relegato a caso limite ) (id. pag .446). Con l’esempio del sogno “Non vixit” vogliamo sottolineare che il trauma non va confuso con l’elemento esterno ostile scatenante, vale a dire il resto diurno, o cercato nel contenuto manifesto, ma è un elemento di reale sofferenza con le sue brave radici nell’infanzia. La scena infantile raccontata da Freud in questo sogno “non vixit” è il punto di fissazione della esperienza traumatica e la sua espressione “tornare alla primissima situazione” evidenzia il tentativo di guarigione del trauma che si aggancia al suo nucleo originario e preesistente. Va da sè infatti che un trauma infantile è concettualmente un trauma da lungo presente nella psiche dell’adulto e non risolto. Dipende certo dall’esperienza soggettiva infantile se alcuni avvenimenti sono traumatici o no, e questo sottolinea l’importanza dell’infantile in pieno accordo con Freud e allontana una visione meccanicistica del legame sogno-trauma[2].

Ancora: il sogno “Zio con la barba gialla” (id. pag. 134-140) è palesemente un sogno della frustrazione provocata a Freud dalla difficoltà di carriera e che si risolve col “mal comune mezzo gaudio ” per il fallimento del collega. Freud stesso evidenzia sovente nei suoi sogni l’elemento traumatico come nel sogno cosiddetto della “Preparazione anatomica”” (id. pag. 413) che rappresenta per lui il processo “penoso” di scrivere la Traumdeutung.

Si ritorna ancora al problema dei sogni penosi e di angoscia che val la pena di esaminare a parte, continuando l’excursus fra i sogni di Freud; excursus sintetico ma si spera sufficiente per dare una idea della costante e fondante presenza del trauma nel sogno.

L’angoscia e la censura

Se si segue una teoria traumatolitica il sogno d’angoscia, e a fortiori il vero e proprio sogno ripetitivo post- traumatico (es. quelli d’avvenimento bellico), non possono essere più eccezioni o “casi limite” come affermava Freud (id. pag. 446) ma quasi prototipi processuali.

Freud li emarginò probabilmente perché lontani (specificatamente quelli detti traumatici) dallo schema della nevrosi di conversione: la rimozione del desiderio. Tuttavia per seguire il parallelo tra sogno e nevrosi di conversione (cioè la trasformazione della pulsione), fu costretto sempre nella Traumdeutung a ricorrere a spiegazioni complicate e incomplete (evitabili ponendo il trauma a base del sognare). Successivamente in “Al di là del principio del piacere” (1920) adotterà per i sogni post traumatici una teoria traumatolitica: “prima che possa instaurarsi il principio del piacere questi sogni cercano di padroneggiare gli stimoli retrospettivamente”[3] segnalandoli però ancora come eccezioni.

Ci ritorneremo, comunque nella Traumdeutung Freud avendo posto alla base del sognare il desiderio, dunque il principio del piacere, dovrà giustificare nel sogno il ruolo del dispiacere proprio dell’angoscia.

Il legame del sogno di angoscia alla teoria della nevrosi comporterà così una distorsione del concetto di desiderio e di quello di pulsione e l’introduzione del difficile concetto di desiderio non desiderabile (che esiterà nella seconda topica).

In sintesi nella Traumdeutung Freud spiega dapprima l’angoscia nel sogno come “essa vuol ridurre l’importanza della esperienza appena trascorsa e rendere possibile la sopportazione del seguito” (id. pag. 447) e poi “tenta di risolvere compiti che la nostra vita psichica ha di fronte” (id. pag. 463 nota). Freud   successivamente pone la complessa spiegazione del desiderio indesiderato: preconscio Pcs che imbriglia l’inconscio Ics, se ciò non riesce accade l’attacco di angoscia. Seguendo questa spiegazione dobbiamo osservare tuttavia che   l’angoscia così prodotta sveglia dal sonno, e non risulta finalizzata ad un utile fisiologico ma è una specie di disfunzione interna, una defaillance, del preconscio, indipendente dal processo del sognare.

Ci sembra certamente più lineare invece l’ipotesi causale (della teoria traumatolitica) che suggerisce che la angoscia nasca dalla pressione di un trauma che nel sognare sbriglia l’inconscio e con ciò disturba il sonno. Vale a dire una spiegazione ancorata ad un ricordo emergente di un trauma da evitare, e da sanare, che esonda nel sogno e eventualmente provoca il risveglio.

Per esemplificare consideriamo il sogno ripetitivo, e traumatico, d’esame. Il sogno d’esame non è solo ripetizione del trauma o tentativo di riprendere attivamente ciò che si è subito passivamente, come nota Freud. Durante il giorno un fattore di insuccesso, un problema da superare , un ostacolo, che certamente si aggancia a dei traumi arcaici precoci, (la sessualità infantile che Freud pone come base del sogno (id. pag. 409), o i fantasmi originari di castrazione se vogliamo ) interviene (più spesso di quello che può essere rilevato) più o meno   consciamente. Nella notte il sonno consente al sogno la procedura di riabilitazione psichica attraverso il rivivere l’ esame, una prova peraltro superata, e quindi in genere il sogno volge a buon fine, quando per esempio ci si rende conto nel sonno o nel dormiveglia dell’ antico esito favorevole. E’ un processo di compensazione (o di apprendimento se vogliamo usare termini psicologici), mediante procedure o avvenimenti simili già superati e utilizzati, per sanare un vulnus. A conferma i sogni tipici della maturità riportato nella Traumdeutung (id. pag. 255) la cui spiegazione migliore è proprio quella di Freud “ oggi sei gia’ dottore”, cioè la rassicurazione contro il rivitalizzato trauma dell’aspro rito scolastico.

Con i sogni di angoscia possiamo cominciare ad evidenziare la differente  collocazione del desiderio secondo Freud (id. pag. 508) e quella secondo una prospettiva traumatolitica.

Nel sogno d’angoscia esposto nella Traumdeutung (id. pag. 532) come “persone con becchi di uccello” possiamo vedere chiara l’angoscia traumatica provocata della morte del nonno. Aspetto affrontato in un primo tempo da Freud. Il discorso sul desiderio sessuale avanzato successivamente da Freud non va certo ignorato o svalutato, solo che non è il motore principale, anche se elemento primitivo. Nulla vieta che il trauma possa essersi collegato al desiderio sessuale verso la madre al fine di metabolizzarsi. Anzi sembra razionale che contro la paura della morte il sogno reagisca appoggiandosi all’idea della madre come oggetto attraente e vitale, ma sembra anche che ciò non riesca al momento a sanare il trauma. Così Freud si sveglia. Se lo scopo del sogno fosse solo la repressione del desiderio sessuale verso la madre, questo potrebbe essere semplicemente trasformato in un altra rappresentazione non disturbante, ad esempio un desiderio libidinoso verso un giocattolo feticcio. Freud in questo caso inverte il prima col dopo affermando che ”non ero angosciato perche’ sognavo che mia madre moriva, ma al contrario avevo interpretato il sogno a questo modo perche’ … ero gia’ dominato dall’angoscia “ ( angoscia attuale, cioè angoscia per la madre come angoscia edipica di una eventuale repressione sessuale per il desiderio proibito), invece di considerare il desiderio sessuale come “oscuro desiderio” che cerca di sostituire la paura della morte della madre evocata dalla morte del nonno. Lo stesso avviene nel sogno tipico di angoscia di non poter correre e qui Freud giustamente lega all’inibizione la concezione spaventosa (traumatizzante) che il bambino fa nella sua ignoranza del coito dei genitori.

Così pure in altri sogni penosi (id. pag. 501) si vede nella descrizione di Freud, come il desiderio sia trainante non motore, “ il pensiero del giorno … una apprensione dovette procurarsi per una via qualunque un riallacciamento ad un desiderio infantile, al momento inconscio e represso, il quale la fece in seguito sorgere per la coscienza, benche’ opportunamente acconciata” e “ un desiderio inconscio ha dato il suo appoggio”. In più “la soddisfazione dovuta all’appagamento di un desiderio rimosso puo’ riuscire tanto grande da compensare affetti spiacevoli” (id. pag. 508) Vale dire allora che la situazione traumatica spinge la ricerca di un piacere infantile (perché se si cerca un aggancio, si parte dall’inizio della propria vita psichica) per sanare il dispiacere. Freud conferma che la realizzazione del desiderio serve a far passare contenuti penosi, rimpiazzando una cosa spiacevole con il suo contrario (id. pag. 432) .

Sulla stessa linea sono i sogni di punizione che Freud definisce ”di soddisfazioni illecite” (id. pag. 509). Ad esempio nel sogno “Figli, notizie dal fronte”   Freud è conscio dei ”punti decisivi ” (id. pag. 510) cioè delle “attese tormentose”, che sono il vulnus di fronte al quale Freud nel sogno cerca qualche consolazione[4].

E’ vero che successivamente in “Al di là del principio del piacere” (1920) Freud spiegherà i sogni di punizione come appagamento del desiderio connesso al senso di colpa (pag. 218). In questo caso comunque il trauma viene ad essere la colpa non espiata. Alla spiegazione dei sogni di angoscia sarà ancora in seguito (Osservazioni sulla teoria e pratica dell’interpretazione dei sogni 1922) indicata come causa disturbante l’intervento censorio della istanza morale (Super-Io). Ma nella Traumdeutng, prima della proposta di un’ intervento di una istanza censoria, il discorso verte sulla fenomenologia della sola censura.

Bisogna dire che il dispositivo della censura in una teoria basata su un processo che mira a risolvere un trauma, deve differire dal dispositivo descritto da Freud (censura come tentativo di mascherare un contenuto conflittuale). Nella concezione, di base, per Freud la psiche del dormiente vuole evitare di arrivare a desideri proibiti. Tuttavia Freud stesso ha dell’incertezze (id. pag. 552 nota) « qui come in altri pumti ci sono delle lacune … non ho iniziato la trattazione del problema perche’ i pensieri del sogno sottostanno alla deformazione della censura anche nei casi in cui     rinuncino ad avanzare in senso progressivo verso la coscienza e si decidano per la via della regressione »

La censura in una teoria traumatolitica invece non può essere vista solo come un meccanismo ex post che limita l’espressione di un contenuto, non si capirebbe a che pro, ma va spiegata come deformazione in un tentativo non riuscito di sublimazione[5] (del resto Freud sostiene che l’affetto rimane fisso per la censura (id. pag. 422).

Nel sogno (id. pag. 463) detto “Non vixit” Freud descrive come la censura di un affetto proibito è stata “coperta” da un affetto di soddisfazione (un affetto evidentemente antitraumatico). Non risulta dunque in quel sogno che “si sfugga la censura” ma che il desiderio ancora una volta va coniugato come piacere antitraumatico. Nel meccanismo della censura non c’è impedimento contro qualcosa ma l’impossibilità del sogno a guarire il trauma. Il sogno è primitivo, infantile, proponente non è adulto, severo e castrante. La resistenza qui è come un crinale in salita che non si riesce a superare, non una muraglia e una difesa imposta. La resistenza è la difficoltà a risolvere il conflitto fra piacere e dovere.   Qui è puntuale la definizione di Freud che “il sogno e’ una forma di espressione di impulsi sui quali di giorno pesa una resistenza che di notte ha potuto attingere a rinforzi provenienti da fonti di eccitamento profonde” (id. pag. 558) Se sostituiamo il termine “impulsi” col termine “sollecitazioni da eventi traumatici” abbiamo una spiegazione più completa in cui la resistenza notturna non è una censura ma una strozzatura che rende difficile il passaggio attraverso. Non e’ un muro che impedisce ma una debolezza post-traumatica che non da’ forza al pensiero del sogno di risolversi.

Il sonno custode del sogno

Riflettendo su questo famoso assioma si chiarisce meglio il fondamento traumatolitico del sogno e del sonno. Il sonno, secondo il punto di vista traumatolitico,   col sogno effettua il proprio lavoro anti- traumatico. Il sonno è indubbiamente funzionale al risanamento fisico del corpo, non si vede il perché non lo sia anche per la psiche.

La affermazione di Freud “il sogno è custode del sonno” è brillante ma non spiega l’incubo.[6] Non è chiaro infatti perché il sogno se custode debba a volte interrompere il sonno custodito.   Se e’ il sonno che da’ vita al sogno non dovrebbe da esso dipendere e il risveglio causa sogno non puo’ essere una lotta di funzioni interne (la censura) perche’ il sogno non custodirebbe il sonno come dice Freud. Il risveglio improvviso, da un incubo, è solo una conseguenza della violenza della ferita che si cerca di sanare, non un fallimento della censura. Il sonno consente il sogno e non lo vuol disturbare: non può aver interesse ad interrompere la funzione riabilitativa del sogno, finchè ci riesce. Del resto le fasi graduate del sonno scoperte dalla neurologia propongono il sonno come regolatore temporale del sogno. Freud (id. pag.465) stesso evidenzia che il bisogno del dormire è protettore del sogno (ad esempio per il sogno del padre del bambino che brucia). Freud pero’ sembra confondere la causa con l’effetto. E’ il sonno che rende possibile il sogno, (come è più ovvio e Freud passim (id. pag. 480) conferma: “lo stato di sonno consente la formazione del sogno”) è il sonno che custodisce il sogno facendo sì che questi possa cercare di guarire le ferite. Così si evince osservando come il sonno spesso resista al risveglio consentendo al sogno di trasformar i disturbi esterni traumatici (come il trillar della sveglia trasformato nel rintoccar di una campana), fin quando ci riesce.

Il sonno come custode del sogno spiega poi il ciclo di codest’ultimo nel risveglio. La mattina quando il bisogno di dormire si estingue, i sogni che lottavano nel tentativo di sanare il trauma, affievoliscono. Il trauma riappare, il sogno diventa sgradevole e affretta l’incipiente risveglio. Va detto che non c’è trattazione del risveglio nella Traumdeutung,   perché Freud non esamina i vari periodi del sognare, scoperti, come noto, successivamente dalla neurologia, anche perchè non gli interessano. Freud parla solo brevemente del sogno ipnagogico del risveglio come non interpretabile perchè preconscio e liquida l’argomento, ma proprio in questa evenienza ricordata da Freud   si può vedere chiaramente il tentativo di addolcire la realtà, di prolungare espressamente il meccanismo traumatolitico interrotto dall’estinguersi del dormire.

Questo è quello che nella vita di veglia è svolto dal sogno ad occhi aperti, notoria compensazione della amarezza della vita.

Discussione e Conclusioni

la teoria traumatolitica psicoanalitica è una spiegazione del processo del sognare che può da una parte integrare la Traumdeutung di Freud , dall’altra comprendere e contestualizzare le varie spiegazioni non psicoanalitiche e, come illustreremo, anche alcune   successive elaborazioni psicoanalitiche.

Questa teoria, avanzata in origine da Ferenczi e Garma, che vede il sogno come funzionale alla risoluzione di un trauma attuale o pregresso ci pone due domande. Qual è la distanza con la teoria classica di Freud, e perché Freud non ha seguito questa strada[7] ? Nelle pagine precedenti abbiamo intravisto qualche risposta alla prima domanda, possiamo riassumere ora il tutto con un sogno esemplare. Freud racconta il sogno (id. pag. 128) di una bambina, nel caso sua figlia Anna, che in sogno aveva sognato “fragole, fragoloni, frittata, pappa”. Aggiunge che nella giornata precedente la piccina era stata a digiuno per una probabile indigestione di fragole. In tutto ciò Freud vide il desiderio del cibo (proibito) apparire nel sogno, verità innegabile, e sostenne che questo desiderio è il motore del sogno.

Con la teoria traumatolitica si deve prendere invece come motore il trauma, nel caso la frustrazione di non aver potuto mangiare, cioe’ il digiuno, e si considera l’appagamento del desiderio in sogno come un modo di sanare questo trauma mediante compensazione (come nel modo allucinatorio). Il desiderio è un effetto o prodotto e non causa del sogno. Il motore del processo è il trauma (del digiuno) e il desiderio è’ espressione della riparazione o della presenza del trauma. La teoria freudiana della necessità del fattore sessuale infantile inteso come forza motrice, che Freud in verità lascia incompleta, è poi certamente implicata. Presumere la presenza costante del primitivo è sempre fondato, e può essere dimostrata l’ipotesi che ci sia   sempre un desiderio della prima infanzia celato nel sogno. Ma la forza va intesa sempre come forza traente non determinante.

In sintesi Freud a differenza della teoria traumatolitica mette il desiderio prima e non dopo. Ciò in accordo con le sue osservazioni sulla nevrosi di conversione, con il riemergere del rimosso ( che è un desiderio sessuale represso), e principalmente con la teoria pulsionale. Freud mutua dalla nevrosi il meccanismo della rimozione e lo applica al sogno come attività di contrasto al ricordo proibito. Ma il sogno non è la nevrosi è la via regia dell’inconscio, e ivi non c’è il rifiutato ma l’irrisolto che preme.

Freud elabora una teoria pulsionale in cui la pulsione è un motore innato e primigenio. In analogia il desiderio nel sogno viene ad essere il motore primigenio e autogenerato all’interno. E vero che Freud precisa che non è detto che il desiderio debba avere risoluzione (tentativo), ma la questione della provenienza energetica rimane. Può la teoria traumatolitica che pospone il desiderio essere in sintonia con quella pulsionale? Si, se si pensa che la pulsione non sia meccanismo sempre primigenio ma attivata, sebbene fin dai primi istanti di vita, quindi primitiva e primaria ma non primigenia. Questo il caso della teoria di Laplanche della seduzione generalizzata in cui la libido è innescata dalla madre attraverso il suo messaggio enigmatico, teoria riprese da altri autori come Denis (2007), Bianchi (2007) e altri (H. Muller-Pozzi 2008). Non si confuta con ciò la costruzione pulsionale di Freud ma la si dettaglia. Con questa precisazione la teoria traumatolitica non è in contrasto con quella pulsionale.[8] Il desiderio dunque posposto come la pulsione, risulterebbe un premio che viene dato a colui che sogna affinché sogni e non una eccitazione dall’interno. In analogia: non un modello sessuale descritto in base alla spinta interna (ormonale o pulsionale, cioè fisica o psichica) ma su una spinta (ormonale o pulsionale) che si attiva in presenza di un oggetto attraente (che è ciò che avviene di solito nel connubio amoroso). Le fragole nel nostro caso si fanno sognare; la fame non produce direttamente sogni, sono i sogni che si appoggiano su di lei (per placarla). Si sogna per riparare, non si ripara per sognare (sarebbe un lusso eccessivo). Nel sonno, il campo in cui si svolge il sogno, non c’è solo ristorazione solo del fisico ma anche dell’ anima.   La centralità del meccanismo di riparazione risulta più chiara se al posto del termine desiderio si sostituisce l’omologo termine piacere. In questo caso il principio del piacere interviene a sanare il precedente dispiacere o trauma (come è evidente nel sogno delle fragole).

Per rispondere ora alla seconda domanda ricordiamo che Freud si è allontanato da questa soluzione perché al concetto di piacere nel sogno ha preferito quello di desiderio (nella nevrosi il punto conflittuale era il desiderio rimosso che rimane inappagato) che è piacere finalizzato. Il principio del piacere è iinvece coassiale alla traumatolisi, ed è legato a un oggetto, l’oggetto di un trauma spiacevole. Inoltre Freud, come detto, non poteva accettare comunque una teoria traumatolitica, dopo il “ripudio dei suoi neurotica” [9] In più Freud rigettò le teorie affermanti che il sogno potesse avere caratteristiche funzionali, come avviene nella teoria traumatolitica.. Rifiutò la teoria funzionale dello psicoanalista Silberer[10]   e rigettò la più antica teoria funzionale di Robert, cosiddetta della “funzione benefica del sogno”: – vale a dire   che il sogno “libera dalle scorie del ricordo del giorno (id pag.169) e “ogni sorta di fattori nocivi diventa innocua” (id pag.538) – soprattutto perché Robert intendeva il ricordo come conscio e non come mascheramento di realtà inconsce. Freud non voleva assolutamente avvicinarsi alle teorie funzionali del sogno di Jung ed Adler. Una teoria, funzionale, basata sul trauma, era osteggiata due volte da Freud. Per conseguenza il sogno nella storia della psicanalisi è stato prevalentemente visto sotto l’aspetto della spiegazione di senso (interpretazione), oscurando anche la ricerca sulla stessa fenomenologia del desiderio.

L’idea del sogno come la via regia all’inconscio, idea alla base della Traumdeutung, bastava ed avanzava.

Non c’è dubbio che le scoperte di Freud che il sogno sia formato da meccanismi di deformazione, e spostamento e simbolizzazione etc. è basilare sia per il sogno che per la psicanalisi. Ma nulla vieta che si possa aggiungere in più l’idea che il sogno sia una evoluzione per una ferita che vuole essere rimarginata, un tentativo di ritorno ad integrum.

Dopo Freud del resto psicoanalisti come Bion, Segal, Winnicott Meltzer e altri, riprenderanno il sogno nel suo aspetto funzionale. Per Bion, come è noto, il sogno è esaminato non come un fenomeno a sé stante ma connesso al pensare. La spiegazione del sogno per Bion è funzionale e somiglia quella traumatolitica. Il fondamento funzionale è epistemico in quanto il sogno ha la funzione (come il pensiero) di tradurre elementi Beta in elementi Alfa conoscibili. Tuttavia seppur il modello bioniano di riferimento sia un modello esterno alla psiche, (quello della reverie materna che traduce all’infante la realtà esterna,) il meccanismo è tuttavia sempre interno endogeno, simile all’impostazione intrapsichica di Freud.   Segal intende il sogno come inibizione della eccitazione dolorosa; e anche qui vi è una idea funzionale del sogno come risolutore, un poco brusco, del sentire traumatico. Per non parlare della teoria della ‘evacuazione’ degli autori Kleiniani, soluzione espulsiva di traumi. Winnicott colloca il sogno nell’ambito della funzione transizionale e quindi di una mediazione ad azione calmante. Meltzer critica Freud nel momento in cui considera il sogno elemento fisiologico e non come funzione mentale di simbolizzazione e veicolo di affetti. Meltzer riprende Bion: il sogno è la capacità di pensare, “digestione delle esperienze ed evacuazione dei veleni”, veleni alias traumi possiamo chiosare.

In ambito psicoanalitico dunque molte idee si sono evolute in direzione consona a quella traumatolitica. Il sogno ad esempio viene considerato funzionale al padroneggiamento e all’integrazione di pulsioni o facilitatore dell’elaborazione del lutto originario (Hamilton 1969 Racamier 1996), facilitatore della gestione dell’angoscia e della aggressività interna, di riparazione di attacchi (Anzieu 1994). Tuttavia rispetto alla teoria traumatolitica codeste funzioni sono solo aspetti funzionali collaterali, legati alla evoluzione e alla dinamica di desideri o pulsioni particolari (es. quella distruttiva). Sono funzioni traumatolitiche dipendenti dal singolo desiderio individuato in singoli sogni, senza una un teoria fondata sulla remissione di traumi interni o esterni. Nel sogno, specie quello dei bambini, viene sottolineato la funzione di sviluppo dell’Io, o la secondarizzazione del processo primario (via d’uscita per l’angoscia o l’aggressività, elaborazione del lutto, dazione di senso simile al gioco etc.) ma come aspetti collaterali (Decobert 2001). Si rimane all’interno della dinamica esclusiva del desiderio, trovandone aspetti funzionali che   vanno in direzione traumatolitica. Questa è la differenza. Ablon e Mack poi vedono si’ la teoria del desiderio e quella traumatolitica come due teorie non conflittuali, ma sempre due diverse teorie (1979).

Per tornare molto brevemente alle teorie del sogno in campo non psicoanalitico   possiamo vedere come la teoria traumatolitica     coincida con la teoria del sogno come problem solving (Eagle 1984). Traumatolisi e problem solving sono in fondo latenti sinonimi, solo che nel problem solving il trauma perde la connotazione patologica a favore di quella problematica. L’idea del sogno come simbolizzazione si avvicina a una ipotesi anti traumatica se si pensa la simbolizzazione nel suo aspetto di sublimazione di conflitti. La teoria della soluzione del trauma e quella della liberazione dal conflitto , come si sarà capito, sono sullo stesso piano. Passiamo ancor più velocemente alle teorie neurofisiologiche ove il sogno è spiegato   perlopiù come attività di cancellazione o viceversa di memorizzazione. La cancellazione è manifestamente traumatolitica mentre il meccanismo di memorizzazione ripetitiva con cui si cerca di legare il ricordo inaccettabile e renderlo memorizzabile, mentalizzabile, è una altra modalità di elaborazione del trauma, alternativa alla repressione. Reiterando gli shock perdono potenza, come nella reiterazione del sogno dell’esame di maturità, qualsiasi sia il vulnus nascosto. La spiegazione neurofisiologica che, come detto, si occupa più del sonno che del sogno, si orienta comunque in generale su ipotesi funzionali proposte per lo più come meccanismi processuali (similmente al modo di procedere di un computer) che trasformano stimoli esterni in elaborati interni, come (estremizzando) è anche modellata la teoria traumatolitica. Per finire segnaliamo che l’ipotesi neurofisiologica della “threaten solution” (Valli e Revonsuo 2001)   che equipara il sogno ad un trauma, corrisponde perfettamente alla teoria traumatolitica esposta.

In fondo la teoria traumatolitica è un spiegazione del sognare che si può collocare a ponte fra l’epistemologia neurofisiologica e psicologica con quella psicoanalitica. Delle prime rievoca la concezione naturalistica di stimolo e risposta, poiché il concetto di trauma psichico non è che una dizione di un percetto, cioè dell’ elemento esterno che disturba l’omeostasi fisiologica. Della seconda conserva l’interesse e la possibilità a interpretare il sogno.

Si sa: l’interpretazione del sogno è l’utile de metodo psicoanalitico, non solo per la rivelazione dell’inconscio rimosso ma, come ricorda Mancia (1996), soprattutto del transfert. Ma il transfert nel sogno può essere indotto solo se è in atto una psicoanalisi in circolo virtuoso con l’interpretazione dei sogni. La cura psicoanalitica è anche essa un trauma artificiale come nota Denis (2009) secondo il quale le prime interpretazioni provocano il trauma iniziale a base del procedimento.

Cosicché alla fine di queste osservazioni crediamo di non esserci allontanati da Freud, di non aver tradito il discorso interpretativo ma di aver aggiunto qualcosa. Nella situazione patologica della nevrosi descritta da Freud l’isterica si meraviglia del contenuto incongruo e lotta contro di esso, mentre lo psicanalista ricerca la vera rappresentazione dell’affetto. Per la teoria traumatolitica del sogno possiamo ipotizzare la stessa azione benefica: una attività riparatrice in una ricerca di arrivare ad una rappresentazione consona (all’affetto). A ben vedere dunque il meccanismo del sogno nella teoria traumatolitica consisterebbe in una azione terapeutica interna simile allo stesso procedimento psicoanalitico.

 

 Altri sogni di Freud: valore traumatico

Archimede: molto scomodo per me   Op. Vol. IV Boringhieri Milano 1976 pag.159 nota
Castello sul mare: idea penosa …futuro dei miei figli dopo la mia morte pag. 425
Cavalcata sul cavallo grigio: negazione della sofferenza …foruncolo pag. 215
Cesso all’aperto: tutto quello che avevo da dire mi riusciva profondamente sgradito, mi sembrava privo di ogni valore pag. 430
Goethe: io mi metto al posto del mio amico cosi’ duramente criticato pag. 402
Hearsing: motivo di irritazione pag. 276
Holturn: vituperi e umiliazioni pag. 413
In piedi davanti al lavabo: sogno di comodita’ pag. 123
Laboratorio: umiliante, arroganza ..mortificazione pag. 435
Lettera al Consiglio: collega piu’ anziano, il cui giudizio passava per inattaccabile, si era espresso con disprezzo e stupore che un mio paziente continuasse per il quinto anno il trattamento pag. 339
Madre e figlia: paziente… difficolta’ che la madre oppose alla continuazione della cura   pag.158
Miope mio figlio il: preoccupazione per il futuro dei figli id. pag. 404
Medico privo di un occhio e professore: cicatrice sulla guancia pag. 26
Norekdal: autore di cui criticavo l’ultima opera pag. 274
Oratori celebri : obbligato a parlare dalle 10 alle 11 ore al giorno   pag. 250
Orazione funebre: egli mi rispose che.. ma… pag. 170
Otto: inquieto per la salute del mio amico pag. 250
Padre sul letto di morte: “ indietro di lui, vana e vuota apparenza, cio’ che tutto ci doma, il comune” pag. 392
Papa, morte: reazione al mio bisogno di dormire pag. 217
Professor Oser: reazione ad un disturbo digestivo pag. 161 nota
Roma sogni: non ero riuscito a vedere Roma … come Annibale pag. 285
Sala macchine: il fatto di non riuscire a far nulla   pag. 309
Salire di corsa le scale: la domestica mi affronto’ in anticamera e fece l’appunto “ Signor Dottore…” pag. 223
Savonarola: sguardo cupo del Rabbi Savonarola pag. 159 nota
Secerno via o villa: mia irritazione pag. 292
Signora Doni: superato di gran lunga dal punto di vista materiale e sociale pag. 408
Si prega di chiudere gli occhi: membri della famiglia non erano d’accordo …vergognarsi pag. 292
Tre Parche: una storia spiacevole una brutta figura pag. 194 nota
Urna cineraria etrusca: svegliarmi presto mi e’ sempre stato difficile pag. 123

 

Bibliografia

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Note

[1]              Per gli altri sogni di cui Freud non si attribuisce espressamente la paternita’, non si indicherà per motivi di brevità la valenza traumatolitica.
[2]               Freud (id. pag.175) in una sua nota a piè pagina suppone esplicitamente che un trauna sessuale infantile si ripeta nei sogni nevrotici.
[3]             nello specifico: l’angoscia sovrainveste i sistemi ricettivi e la sua mancanza lascia la psiche impreparata al trauma esterno. Il sogno ripara a posteriori sviluppando l’angoscia mancante.
[4]              Per Freud (id. pag. 517) “l’apparato psichico per mettersi in moto stabilisce identita’ di percezione tra soddisfazione e bisogni” (questo lo schema infantile che si ripete nel sogno). Ma tutto questo meccanismo desiderante è   investito dalla ricerca di soddisfazione di un qualcosa che viene mancare (ad esempio il cibo per bambino traumatizzato dalla fame). Il sistema psichico è reattivo a qualcosa.
[5]             Per Di Chiara (2011) il sognare è soprattutto sublimazione
[6]              Meltzer (1984) che a proposito della censura obbietta a Freud di averla inferita scorrettamente a contrariis dai sogni che senza di essa lasciano dormire, contesta anche la teoria del sogno custode del sonno. In generale la considera del tutto marginale.
[7]              Anni dopo vi si incamminera’: in Introduzione alla psicoanalisi (1915)   “ i sogni sono eliminazione mediante soddisfazione allucinatoria di stimoli psicologici che disturbano il sonno” (pag 311) e in Al di là del principio del piacere (1920) “i sogni traumatici cercano di padroneggiare gli stimoli”
[8]              Ferenczi e Garma non affrontarono il problema di armonizzare la teoria traumatolitica e quella pulsionale.
[9]              Nella già citatalettera (n. 139) a Fliess del 21 settembre 1897
[10]             Silberer non diceva che il sogno fosse del tutto funzionale ma trovava che il sogno poteva svolgere funzioni (quali per es. il simbolismo della soglia cioè una funzione di risveglio). Freud negò che ci fossero funzioni, per di più egoiche, nel sogno.

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1 commento

  1. Inoltre il sogno e sempre collegato a un fatto emotivo della primissima infanzia sprofondato nell’inconscio.

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